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olio adulterato

Olio adulterato: una frode difficile da smascherare

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L’olio d’oliva è uno degli alimenti più adulterati. Secondo una relazione della Commissione europea per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, questo avviene perché la sua contraffazione è poco rischiosa per chi la effettua, e il guadagno è molto elevato. La relazione sottolinea inoltre il problema delle sanzioni, che sono spesso inefficaci, e le differenze tra gli Stati membri.

La contraffazione di questo alimento riguarda in primo luogo le olive utilizzate per produrlo, la cui qualità influisce notevolmente sulle sue caratteristiche e sulla sua salubrità. Per ottenere raccolti anche fuori stagione e raddoppiare le vendite, alcuni agricoltori si servono di pesticidi come il dimetoato, molto tossico per l’essere umano; sta all’azienda produttrice decidere se acquistare o meno olive tossiche, mettendo gravemente a rischio la salute del consumatore.

Un’altra frode ampiamente diffusa è quella degli oli deodorati. La deodorazione è un complesso processo di distillazione che consiste nel trattare un olio scadente per nascondere il suo odore acido; spesso, dietro alle bottiglie a basso costo si nasconde un prodotto ottenuto da una miscela di olio di bassissima qualità, deodorato e“tagliato” con altri.
Il procedimento è utilizzato comunemente in quanto il business dell’olio è molto redditizio, soprattutto in Europa, e perché la deodorazione è, paradossalmente, “legale”.
La vendita di olio adulterato danneggia il consumatore, e le diciture sulle sue etichette sono ingannevoli; secondo l’onorevole del PPE Tiziano Motti, le persone dovrebbero invece essere tutelate in ciò che mangiano, in quanto questo rientra tra i diritti dell’alimentazione. L’eurodeputato, che è membro dell’ IMCO, la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, è impegnato da tempo in attività che mirano ad informare i cittadini sui loro diritti.

L’attuale normativa europea inerente all’olio d’oliva tutela il consumatore principalmente dall’acquisto di un prodotto troppo scadente, utilizzando come parametro di riferimento la quantità di alchil esteri contenuta in una miscela. Gli alchil esteri sono dei composti che si trovano nell’olio a causa della combinazione degli acidi grassi liberi con l’alcool metilico; la loro presenza è indice di bassa qualità, ed essa può essere dovuta sia ad errori commessi durante le pratiche di produzione, che all’utilizzo di olive surmature.
Maggiore è la quantità di alchil esteri contenuta, minore è la qualità dell’olio che da “extra – vergine”, degrada a “vergine” o, peggio a“lampante”, una tipologia che non è commestibile.
In Europa è consentita una quantità massima di alchil esteri pari a 75 mg/kg.
Per quanto concerne più specificatamente il nostro paese, invece, il “decreto sviluppo” ha fissato la dose massima in 30 mg;le aziende che non la rispettano possono subire dei controlli, ma nessuna sanzione.
I casi di cronaca riguardanti intere partite di olio contraffatte, dimostrano quanto questo parametro sia impreciso e inefficace per evitare le frodi. Nel processo di deodorazione è infatti possibile far evaporare l’etanolo e il metanolo degli alchil esteri, nascondendo quindi la cattiva qualità del prodotto e rendendolo corrispondente ai parametri richiesti; ecco perché spesso si parla di “deodorazione legale”.
Quello della deodorazione è un vero e proprio sistema criminoso che fa agire in sinergia produttori e distributori e si avvale dell’importante figura dell’”intermediario”, un’azienda specializzata nella produzione di miscele perfette che non permettono di rilevare l’adulterazione.

Per evitare che sulle nostre tavole possa finire un olio dannoso per la salute, sono dunque necessarie norme più restrittive, che siano agevolate dall’utilizzo di metodi di analisi più precisi di quelli attuali, detti “separativi”, e che consentano di verificare immediatamente la presenza di adulterazione.

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