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Blog di Tiziano Motti: Una Vita più Sana

cibi spazzatura


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Obesità infantile: è necessaria una normativa europea sui cibi spazzatura

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In Europa un enorme numero di bambini e adolescenti rischia di diventare obeso.

Da un recente studio è emerso che in media il 15% dei bambini di 5 e 6 anni che frequentano le scuole materne di Polonia, Spagna, Bulgaria, Belgio, Germania, e Grecia, è in sovrappeso; in Spagna lo è il 24% , mentre in Germania solo il 10%.
Il 25% dei bimbi coinvolti nella ricerca ha la televisione in camera, e in Bulgaria arriva addirittura al 70% .

Le preferenze alimentari dei più giovani sono influenzate dalla pubblicità, e la televisione trasmette continuamente spot dei dannosi cibi spazzatura, approfittando della sedentarietà dei ragazzi e alimentandola.
Per questo motivo, numerosi paesi europei hanno deciso di correre ai ripari.
Il più restrittivo in tal senso è la Svezia nel quale dal 1991 il Radio and Television Act vieta la trasmissione di réclames dirette ai bambini inferiori di 12 anni.
In Francia la legge prescrive di trasmettere uno spot inerente alla salute pubblica per ogni spot di “junk food”.
In Ungheria, ogni azienda che produce alimenti contenenti elevate quantità di sale, zucchero e grasso viene pesantemente tassata.
In Gran Bretagna, il paese europeo con il maggior numero di canali televisivi dedicati ai ragazzi, l’Office of Communications ha messo al bando gli spot alimentari che sono indirizzati a loro.

In Italia, e in tanti altri Stati membri dell’Unione europea, non esistono specifiche norme al riguardo. Da tempo si sente però l’esigenza di una regolamentazione europea, come è stato confermato nella recente Conferenza Ministeriale Europea WHO sulla Nutrizione e le Malattie Non Trasmissibili, durante la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Commissione europea hanno ribadito l’importanza di creare una rete che coinvolga i governi, il settore pubblico e privato, le aziende e i consumatori, e che promuova la salute, una dieta sana, e l’attività fisica.

Gli spot di junk food spesso comunicano concetti “positivi”, quali benessere, genuinità, condivisione, e famiglia. L’azienda produttrice di una popolare bibita gassata, ad esempio, presenta lo zucchero in essa contenuto come una sostanza “sicura e nutriente” , e la crema alla nocciola più famosa al mondo ha puntato sulle confezioni “formato famiglia”, scegliendo come sua testimonial un’educatrice d’infanzia nota al grande pubblico.

Non è semplice boicottare le aziende scorrette, e dimostrare quanto il loro marketing sia dannoso per la salute delle persone; i consumatori devono quindi prestare attenzione ai cibi che acquistano. Come sostiene l’eurodeputato Tiziano Motti, è indispensabile che essi abbiano a loro disposizione tutte le informazioni su uno specifico prodotto. Motti promuove un’applicazione più rigida della Normativa europea relativa alle etichette alimentari, la quale, se venisse rispettata da tutte le aziende, permetterebbe ai cittadini di fare scelte alimentari più consapevoli.

Gli effetti neurologici delle pubblicità dei cibi spazzatura sono stati al centro di due studi dell’università di Yale, che hanno condotto a interessanti scoperte.
I ragazzi esaminati erano più stimolati dagli spot di alimenti e bevande piuttosto che di qualsiasi altro prodotto; tra di essi, però, quelli in sovrappeso si mostravano meno ricettivi, in quanto evidentemente assuefatti a quel tipo di messaggio.
Durante la visione degli spot, nei ragazzi si attivavano le aree cerebrali della “ricompensa”, e del “carving”, ovvero del desiderio compulsivo di assumere una sostanza.
Poiché i bambini sono più permeabili degli adolescenti ai messaggi pubblicitari, è necessario limitare il più possibile la loro esposizione ai pericoli del marketing mediatico alimentare.

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