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Blog di Tiziano Motti: Una Vita più Sana

L’indice glicemico e il carico glicemico: due criteri per un’alimentazione più consapevole

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**Anguria o banana? Il nuovo criterio per sapere cosa scegliere a tavola**

Il 7 giugno, a Stresa, si è svolto un convegno organizzato da NFI (Nutrition Foundation of Italy) e Oldways USA, a seguito del quale, un Comitato internazionale di esperti nel campo della nutrizione, ha redatto un documento relativo all’importanza dell’indice glicemico (IG) e del carico glicemico (CG). Questi due parametri sono fondamentali, al fine di stabilire la qualità e la quantità dei carboidrati da introdurre in una dieta sana ed equilibrata.
L’indice glicemico, ad esempio, rappresenta, attualmente, un criterio molto efficace per classificare gli alimenti, anche perché

la vecchia classificazione dei carboidrati (i “responsabili” degli aumenti della glicemia) in carboidrati semplici (gli zuccheri) e complessi (gli amidi) si è rivelata inadeguata. Infatti, contrariamente a quanto si credeva, non tutti i cibi contenenti zuccheri comportano rapidi picchi della glicemia, e non tutti gli alimenti contenenti amidi si comportano in modo opposto, più salutare.

La novità più interessante è, però, il carico glicemico, parametro che si calcola moltiplicando l’IG per la quantità di carboidrati presenti in una porzione di un dato alimento; il CG è molto utile, in quanto consente di monitorare l’impatto glicemico di tutti i cibi, compresi quelli ad alto IG, che possono, dunque, essere mangiati,ma nelle quantità indicate nella tabelle del CG. Il carico glicemico

permette di non escludere dalla dieta alimenti come il pane, il riso, le patate, che verrebbero fortemente penalizzati valutandoli solo sulla base dell’Indice Glicemico

Il documento stilato a Stresa dai nutrizionisti evidenzia, inoltre, l’importanza dei due indici per quanto concerne la riduzione del rischio di diabete di tipo 2-ad esempio nei soggetti obesi- e quello di malattie coronariche; la conoscenza dell’IG e CG potrebbe, infatti, aiutare le persone ad avere maggiore consapevolezza degli alimenti di cui si nutrono.
I risultati più rilevanti sono stati ottenuti nell’applicazione dei due criteri sulla dieta delle persone già affette da diabete; come sostiene il professor Gabriele Riccardi, dell’Università Federico II di Napoli, se a queste persone

si raccomanda di preferire alimenti a basso Indice Glicemico e di calibrare le porzioni sulla base del Carico Glicemico, si ottiene non solo un significativo calo della glicemia dopo il pasto, ma anche una riduzione del rischio di ipoglicemia (grazie a un assorbimento più lento e prolungato del glucosio), evitando così quelle oscillazioni glicemiche spesso difficili da gestire anche con i farmaci.

Gli esperti del Comitato hanno proposto, inoltre, di inserire l’indice e il carico glicemico nelle tabelle delle etichette alimentari. Per quanto concerne l’attuazione di questa proposta, i nutrizionisti di tutto il mondo sono divisi: molti di essi sono a favore, in quanto, secondo loro, l’inserimento di IG e CG nelle etichette sarebbe un’informazione utile alle persone, mentre altri sono contro; il motivo principale dell’opposizione, è da ricercarsi nell’eccessiva complessità degli indici, i quali, secondo alcuni nutrizionisti, non fornirebbero al consumatore valori stabili e oggettivi, ma, piuttosto, variabili e soggettivi, come nel caso delle banane

consultando le tabelle reperibili sul sito http://www.glycemicindex.com dell’Università di Sydney, si vede che per la sola banana vengono riportati ben 11 valori diversi di Indice Glicemico: si va da 30 a 70, a seconda del grado di maturità (IG 30 per la banana acerba, 48 per quella molto matura), della metodologia e della località in cui è stata fatta la valutazione.

A ben guardare, però, entrambe le posizioni sono troppo estreme: come avviene in molti casi, la virtù sta nel mezzo. Per il consumatore, la presenza degli indici nelle etichette degli alimenti è sicuramente importante, ed è un tassello in più verso la sua ricerca di un maggiore benessere psico-fisico. Come sostiene l’eurodeputato Tiziano Motti, infatti, tra i più importanti diritti dei cittadini, c’è quello di conoscere adeguatamente le informazioni sui prodotti che si mangiano, le quali devono essere scritte in modo chiaro e leggibile sulle loro etichette.
Ma, sebbene il fatto che le persone possano leggere gli IG e i CG degli alimenti, le aiuti nelle loro scelte alimentari, questo non significa che esse automaticamente acquisiscano completa consapevolezza nei confronti del cibo: si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente. L’abitudine a nutrirsi in modo sano e naturale si sviluppa, soprattutto, sperimentando direttamente gli effetti degli alimenti sul proprio organismo.

Il Corriere della Sera, 1 luglio 2013

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