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Blog di Tiziano Motti: Una Vita più Sana


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L’alimentazione vista dai bambini

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Se potessero scegliere, cosa mangerebbero i bambini? Un’indagine alimentare condotta dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), ha provato a rispondere a questa domanda.
I genitori sono generalmente molto attenti a ciò che mangiano i propri figli, e, se in età prescolare, spesso danno loro più cibo del necessario. L’indagine della SIPPS ha cercato di mettere in evidenza un aspetto molto interessante di queste dinamiche, da molti sottovalutato. I bambini, anche se molto piccoli, capiscono intuitivamente quali siano gli alimenti che vorrebbero mangiare; nelle scelte alimentari che li riguardano, dunque, gli adulti dovrebbero ascoltare anche i loro desideri.

Dalle risposte del questionario cui sono stati sottoposti, emerge che i bimbi non vogliono abbuffarsi solo di dolci, fritti e bevande gassate, ma hanno anche una forte curiosità verso i cibi nuovi, che sperimentano volentieri.
La “diseducazione alimentare” invece, aumenta con l’età: i bambini, crescendo, tendono ad assumere le scorrette abitudini dei genitori e a diventare sempre più sedentari, mettendo così a rischio la propria salute.

Che cosa pensano i bambini del cibo? Secondo uno studio italiano mangerebbero meglio e forse sarebbero un po’ più magri

Se dipendesse davvero da loro, i bambini mangerebbero meglio di quanto fanno. E, forse, sarebbero anche un po’ più magri e in forma. L’indicazione emerge da un’indagine che la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha condotto su 800 piccoli fra i 3 e i 9 anni, con un questionario che mirava a valutare la loro idea del cibo e del mangiare.

Lo studio è stato condotto in Puglia, «perché in questa regione la prevalenza dell’obesità e del sovrappeso in età infantile raggiunge il 40 %, contro una media italiana del 33 % circa» spiega Piercarlo Salari, pediatra milanese e responsabile scientifico del progetto. «L’obiettivo era capire come possiamo impostare una campagna per una corretta alimentazione, basata sulla percezione reale che i diretti interessati hanno dell’argomento, e non su sensazioni provenienti dal mondo degli adulti, che possono essere sbagliate».

L’analisi delle risposte mostra che gli adulti sbagliano abbastanza di frequente. «Abbiamo notato che, a differenza di quanto di solito riferiscono i genitori, i bambini non hanno una vera preferenza per dolci, ma considerano altrettanto buoni i cibi salati» dice Salari. «Inoltre, non è affatto vero che non amano la varietà». Già a 3-4 anni, il 62 per cento era disposto ad assaggiare pietanze nuove e mai viste, e questa attitudine si mantiene pressoché costante anche fra i più grandicelli. «Il problema, spesso, è che sono i genitori a proporre menù poco vari, magari per comodità o per seguire i propri gusti, e non quelli dei figli» dice l’esperto.

Ma l’indagine contiene anche qualche conferma, come la teoria secondo cui aumentando gli anni bambini elaborano un’idea sempre più complessa del cibo. «Fra i 3 e i 4 anni di solito associano il concetto del mangiare a un certo piatto; più tardi prevale l’idea dei sapori» prosegue il pediatra. Un’altra differenza sostanziale fra le età considerate è che i più piccoli associano la parola dieta all’idea della crescita, mentre a partire dall’età scolare lo stesso termine richiama alla mente un sacrificio. «Questo riflette senz’altro le preoccupazioni dei genitori, che nei primi anni di vita del figlio sono di solito troppo orientati a nutrirlo affinché aumenti di peso, poi invece sono preoccupati per l’eccesso di peso» dice l’esperto.

Lo studio ha preso in esame anche alcuni stili di vita che favoriscono l’obesità infantile. «L’abitudine a guardare la televisione a tavola è piuttosto comune (lo fa il 53-58 per cento dei bambini), tuttavia, anche in questo caso, spesso non sono i figli a volerla tenere accesa, ma gli adulti» prosegue il pediatra. Si riscontra infine la tendenza, rilevata anche da studi precedenti, della progressiva riduzione delle ore dedicate all’attività fisica con il progredire dell’età.
«Lo studio andrà approfondito con nuovi dati – conclude Salari – e solo in seguito potremo usare i risultati per predisporre iniziative indirizzate ad una corretta alimentazione nell’infanzia». Di certo, però, l’obiettivo di tali campagne non saranno solo i bambini, ma anche i genitori.

L’obiettivo della ricerca del SIPPS, che consiste nel promuovere una nuova educazione alimentare, è in linea con quelli di Tiziano Motti, il quale svolge da tempo un’intensa attività di informazione sui cibi che i cittadini acquistano e mangiano. 

Tramite la Fondazione Tiziano Motti e la collaborazione con la Fondazione UmbertoVeronesi e Telefono Azzurro, l’eurodeputato è impegnato in numerose iniziative volte alla tutela dei minori, ai quali dovrebbe essere sempre garantito il diritto ad un’alimentazione corretta e ad una vita sana.

 

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Diete lampo: gli errori più comuni

Come avviene ogni anno in questo periodo, in rete e in televisione abbondano i consigli alimentari per l’estate e le news degli ultimi trend in fatto di diete. Ma la tentazione di perdere chili in modo quasi miracoloso, unita ad una limitata educazione alimentare, porta spesso a compiere delle scelte poco sagge e dannose per l’organismo.
Le “diete lampo” puntano infatti al taglio indiscriminato delle calorie, facendo prediligere cibi che ne contengono poche e che sono molto poveri di nutrienti utili.
Per poter intraprendere un regime dietetico senza conseguenze negative sulla salute è invece necessario approcciarsi alle diete in modo consapevole, imparando a conoscere il valore nutrizionale ed energetico dei cibi, per poter scegliere quelli più adatti.

Secondo l’eurodeputato Tiziano Motti, i cittadini hanno il diritto di conoscere adeguatamente le informazioni relative ai cibi che acquistano: in primis, quelle contenute nelle loro etichette alimentari, che devono essere scritte in modo chiaro e leggibile, e contenere notizie dettagliate sulla provenienza dei cibi acquistati e sui nutrienti in essi contenuti.
Motti è favorevole a una rapida attuazione della normativa europea inerente alle etichette, alla quale molti produttori italiani non si sono ancora adeguati.

Oltre ad acquisire maggiore consapevolezza sul valore degli alimenti, chi vuole intraprendere una dieta deve anche evitare alcuni errori molto comuni.
In un regime dietetico corretto la riduzione calorica non deve mai essere maggiore di 500-1000 calorie, rispetto a quelle che si assumono abitualmente: per poter funzionare correttamente e affrontare lo stress di una dieta, l’organismo ha bisogno di energia, che ricava dalle giuste dosi di nutrienti per lui essenziali.
L’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, ha costruito una piramide alimentare dei cibi fondamentali nella moderna dieta mediterranea.

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I nutrienti essenziali all’organismo sono dunque acqua e alimenti di origine vegetale. Molte diete invece, specie quelle fatte dagli sportivi e dai culturisti, sono al contrario troppo ricche di proteine animali.
Questo tipo di regimi alimentari sono molto pericolosi e possono essere seguiti per un periodo massimo di due settimane.
L’eccesso di proteine animali nel sangue può determinare ipercolesterolemia e acidosi nel corpo, con il rischio di alterare inoltre l’equilibrio elettrolitico, causando perdita d’acqua e successiva disidratazione; la perdita di liquidi comporta un iniziale calo di peso, che però non corrisponde a una diminuzione della massa grassa, bensì tende ad incrementare la perdita di calcio tramite l’espulsione urinaria e ad esaurire le scorte di glicogeno.

Secondo i  nutrizionisti, una dieta equilibrata deve garantire un livello glicemico stabile e far mantenere al corpo un metabolismo attivo. Gli alimenti da prediligere nell’alimentazione dietetica ma anche in quella abituale dovrebbero essere alcalini, sani e possibilmente di stagione.
Per mantenere costante il livello glicemico occorre assumere cibi che diminuiscano lo stimolo fisiologico della fame, come ad esempio i cereali integrali. Per quanto concerne il metabolismo, esso viene rallentato dalle diete lampo estive, che apportano un dimagrimento rapido seguito da un altrettanto rapido incontrollato aumento di peso. Se, infatti, inizialmente l’organismo reagirà alla diminuzione calorica con il dimagrimento, dopo un po’ di tempo si abituerà al ridotto numero di calorie e rallenterà il metabolismo, con la conseguenza che, non appena si riprenderà a mangiare come prima, si ingrasserà molto più velocemente.

Per questo motivo è indispensabile evitare anche i digiuni o le diete mono-cibo, come ad esempio quelle a base di frutta, verdura, tisane dimagranti, centrifugati e frullati, che apportano all’organismo pochissime calorie ma anche pochissimi nutrienti. Questo tipo di regimi alimentari causano la diminuzione della massa magra, ossia quella  muscolare, lasciando quasi inalterata la massa grassa.


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Malnutrizione e obesità: il paradosso del nostro secolo

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La FAO chiede ai governi di tutto il mondo di investire nell’educazione alimentare: i costi sanitari relativi alla malnutrizione e all’obesità sono diventati insostenibili.

Il panorama dipinto dal recente report The State of Food and Agriculture-Sofa 2013, sul trend alimentare del mondo, è surreale. Il nostro pianeta è teatro di un enorme paradosso: ci sono circa 2 miliardi di persone malnutrite e quasi altrettante – ovvero 1,4 miliardi – sovralimentate, tra le quali circa 500 milioni sono obese.
Sono particolarmente allarmanti i dati inerenti alla malnutrizione dei bambini: circa il 26% di quelli sotto i cinque anni sono rachitici e hanno disturbi della crescita, mentre circa il 31% soffre di carenza di vitamina A.

Oltre a riflettere sui gravissimi danni causati da uno scorretto modo di nutrirsi, occorre pensare anche al peso economico di queste aberrazioni alimentari. Secondo la FAO, i costi economici e sociali per mantenere questo assurdo numero di persone che non mangiano in modo corretto, rappresentano circa il 5% del prodotto interno lordo globale, ossia 3500 miliardi di dollari.
In molti paesi, come ad esempio gli USA, – ma non solo, visti i recenti dati sullo Sri Lanka – e nella stessa Italia, l’obesità e il diabete sono diventati i mali del secolo, molto più diffusi e difficilmente curabili di altre malattie ben  più gravi. Questo avviene perché essi si annidano in profondità nell’essere umano, entrando silenziosamente a far parte di lui, giorno dopo giorno, a causa delle errate abitudini alimentari e di vita.
Eppure, sottolinea la FAO, basterebbe davvero poco per rimediare:  i costi di un progetto di educazione alimentare sarebbero irrisori per il governo di un paese, rispetto a quelli spesi attualmente per la cura di queste due malattie.

L’eurodeputato Tiziano Motti conduce da anni un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione sui vantaggi di una corretta alimentazione. Tramite la sua associazione Europa dei Diritti, l’europarlamentare diffonde i diritti alimentari dei cittadini, come ad esempio quello relativo alla conoscenza delle etichette alimentari.
Secondo Motti, i cittadini correttamente informati sono più attenti a ciò che acquistano e mangiano, e sviluppano, quindi, una maggiore consapevolezza alimentare.

Le proposte del Sofa vanno nella stessa direzione. Il report sostiene che, al fine di eliminare gli effetti della malnutrizione  e dell’obesità, è necessaria una dieta equilibrata e soprattutto sana: come ricorda la FAO, sarebbe indispensabile nutrirsi con alimenti di qualità, ossia prodotti in modo sostenibile. Questo comporterebbe lo sviluppo di migliori sistemi alimentari, che implicano un limitato utilizzo di pesticidi e diserbanti chimici e di OGM, e veicolano, al contrario, la varietà dei prodotti agricoli e metodi di coltura che rispettano i tempi di attività e riposo del terreno.
Il Sofa mette l’accento anche sull’effettivo risparmio globale che si potrebbe ottenere sostituendo il cibo scadente con cibo di qualità. La cultura del risparmio, che si è diffusa a seguito della crisi, ha invece condotto molte persone a prediligere cibi di scarso valore nutrizionale e prezzo più basso. Esse non pensano, però, al fatto che per ottenere un’adeguata dose di elementi nutritivi da questo tipo di alimenti, dovranno raddoppiare la quantità da acquistare.

Quello appena descritto è anche il trend alimentare del nostro paese.
Il diminuito consumo di frutta e verdura, divenute troppo care per le tasche degli italiani, gli ha spinti ad optare verso alimenti più scadenti e meno  nutrienti. La loro alimentazione, come quella del resto del mondo, è influenzata dall’industria alimentare: si basa quindi soprattutto su prodotti e sottoprodotti di allevamenti intensivi e di monocolture di grano e mais.
Gli alimenti da essi privilegiati sono ad alto indice glicemico, come ad esempio gli zuccheri e le farine raffinate; sono inoltre ricchi di grassi e di sale. Nelle loro tavole scarseggiano la qualità e la varietà dei cibi, a fronte di un’alimentazione piatta e ripetitiva.
L’inevitabile conseguenza di queste scelte poco sagge è l’obesità: da una ricerca effettuata dalla Coldiretti emerge che attualmente circa il 10% degli italiani è obeso, mentre il 40% è in sovrappeso.
Ad essa è correlata una malattia che si sta diffondendo sempre più: il diabete di tipo 2. Questa patologia, che solitamente sorge con l’avanzare dell’età, oggi invece si sta presentando precocemente e addirittura nei bambini. Essi, infatti, come gli adulti, – il loro principale modello alimentare, insieme ai messaggi sul cibo veicolati dagli spot pubblicitari – sono sempre più  a rischio di obesità e diabete; molti di loro, anzi, ne sono già affetti.