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Blog di Tiziano Motti: Una Vita più Sana


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Etichette “green”: quando il colore può ingannare

etichetta

Un recente studio della Cornell University of Ithaca di New York ha dimostrato che le etichette alimentari verdi trasmettono al consumatore un concetto di salubrità e genuinità.
Il team di Jonathan Schuldt, direttore del Social and Communication Lab dell’università, ha sottoposto un campione di persone ad alcuni test sui colori delle etichette, ottenendo un risultato molto interessante.
Prendendo spunto dalla strategia di marketing di una famosa multinazionale americana che produce snack al cioccolato che di “green” hanno ben poco, i ricercatori hanno testato le reazioni di 93 volontari davanti al colore delle cosiddette “front label”, ossia quelle etichette che si trovano sulla  parte anteriore della confezione e hanno lo scopo di  veicolare  messaggi positivi, o di evidenziare informazioni nutrizionali percepite come vantaggiose dal consumatore. Il team ha rilevato che, se ai volontari veniva mostrata l’immagine di una front label contenente le indicazioni caloriche di una barretta di cioccolato, essi giudicavano più sana e meno calorica quella che riportava un’etichetta di colore verde, rispetto a quelle di colore rosso e bianco, nonostante le informazioni in esse contenute fossero identiche.  I ricercatori hanno quindi dedotto che la presenza di un’etichetta verde spingeva i consumatori a considerare gli alimenti più sani di quanto lo fossero in realtà.

Visti i preoccupanti risultati ottenuti della ricerca, come possono fare i cittadini a tutelarsi dalle aziende che approfittano della loro ingenuità?
L’onorevole Tiziano Motti ha affrontato spesso il tema delle etichette alimentari, sottolineando che la completa conoscenza delle informazioni in esse contenute e la possibilità di leggerle agevolmente fanno parte dei diritti dei cittadini europei.
Durante i suoi numerosi interventi  nella trasmissione Vivere Meglio, l’europarlamentare ha spiegato che nonostante la normativa europea sulle etichette biologiche sia in vigore da anni, i produttori che non la rispettano non vengono attualmente sanzionati.
L’Unione Europea infatti, da luglio 2010, obbliga le aziende che si definiscono biologiche ad apporre sulle confezioni dei loro prodotti un logo costituito dalle stelle dell’Unione Europea disposte a foglia, che è volto a garantirne la qualità bio.

In concreto, il logo garantisce al consumatore che il produttore sia certificato, e che l’alimento sia stato prodotto utilizzando materie prime e procedimenti al 95% conformi alla normativa UE.
Inoltre, un alimento è in regola se accanto al logo sono riportate queste informazioni:
– codice ISO per identificare il paese in cui viene effettuato il controllo (es. IT per l’Italia);
– indicazione del metodo di produzione biologica (es. BIO, ORG, ecc.);
– codice numerico a tre cifre riguardante l’organismo di controllo;
– indicazione del luogo nel quale sono state coltivate le materie prime (“Agricoltura UE”, “Agricoltura non UE”, oppure “Agricoltura UE/non UE” nel caso di diversa provenienza delle materie prime).

Purtroppo la normativa relativa al logo non è sufficiente a tutelare i cittadini europei, in quanto sono ben pochi i produttori che rispettano la legge, mentre sono tanti i casi di cronaca che parlano di derrate alimentari spacciate per bio.

Alla luce di questo, assume un’importanza centrale il Consiglio europeo agricoltura e pesca, che si è svolto qualche giorno fa a Bruxelles. Il Consiglio ha espresso il suo intento di sostenere l’agricoltura biologica, sempre più richiesta dai consumatori, nonché strumento per la tutela dell’ambiente e del suo sviluppo. Ha inoltre chiesto agli Stati membri e alla Commissione Europea di modificare le leggi attualmente in vigore, al fine di agevolare lo sviluppo di questo settore e di garantire che i cibi biologici siano davvero tali, esigendo più chiarezza riguardo al significato del termine biologico.
Nelle sue dichiarazioni conclusive, il Consiglio ha auspicato la nascita di una normativa capace di armonizzare tutta l’Unione Europea, all’interno della quale l’apposizione obbligatoria del logo bio possa costituire un’ottima strategia per evidenziare e differenziare i prodotti disponibili sul mercato.
Tutto questo potrebbe avvenire, sostiene il Consiglio, aumentando la consapevolezza dell’opinione pubblica, e promuovendo l’utilizzo del biologico attraverso l’informazione online e campagne specifiche.


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SEI CIO’ CHE MANGI

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L’impegno politico di Tiziano Motti per la trasparenza delle informazioni sugli alimenti che acquistiamo e mangiamo ogni giorno.


Tiziano Motti, l’europarlamentare reggiano che difende i tuoi diritti.

Video: http://www.youtube.com/watch?v=UczXg7g_Oxo


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I tre alimenti che drogano il cervello

L’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 6 milioni di euro per il progetto NEUROFAST, che ha l’obiettivo di studiare la biologia del cervello nel contesto dei comportamenti alimentari, delle dipendenze ad essi connessi, e dello stress.
I ricercatori coinvolti nel progetto si sono concentrati sullo studio dell’area tegmentale ventrale del cervello (ATV), la quale ha un ruolo fondamentale nel cosiddetto “circuito di ricompensa”, il meccanismo che si attiva in presenza di sostanze, pensieri o emozioni che apportano una sensazione di benessere.  La stessa ATV sarebbe inoltre ampiamente responsabile delle nostre scelte alimentari e delle relative dipendenze.

Per evitare di dipendere da certi cibi, dobbiamo acquisire consapevolezza riguardo a ciò che compriamo e mangiamo, poiché le industrie alimentari non hanno certo a cuore la nostra salute, bensì le vendite.
La battaglia per i diritti alimentari, condotta da anni dall’onorevole Tiziano Motti, mette in luce proprio l’assenza di garanzie per i cittadini, i quali devono tutelarsi da soli, facendo attenzione a ciò che scelgono di acquistare. Basti pensare alle etichette alimentari che spesso sono volutamente imprecise, ambigue e scritte in caratteri illeggibili. Sta infatti solo all’intelligenza e all’intuizione di ciascuno, la decisione di acquistare o meno un prodotto sul quale non si hanno sufficienti informazioni.

Ma quali pericoli si nascondono dietro ai nostri acquisti al supermercato?
Le ricerche effettuate negli anni novanta dal medico e giurista David Kessler, ex dirigente della Food And Drug Administration e, più recentemente, dal premio Pulitzer Michael Moss, sono giunte alla stessa scoperta. Esistono tre “ingredienti killer della nostra salute”, contenuti in quantità più o meno elevate in quasi tutti i cibi acquistati: il sale, lo zucchero e il grasso.
Oltre a confermare le conseguenze più evidenti dell’eccessivo consumo di questi alimenti, come l’obesità dilagante, anche infantile, e il diabete di tipo 2, le ricerche di Kessler e Moss hanno svelato qualcosa di veramente inquietante. Sembra infatti che il sale, lo zucchero e il grasso stimolino ampiamente l’ATP, attivando il meccanismo neuronale di ricompensa ogni volta che li ingeriamo. Questo fa si che si crei un’immediata dipendenza da essi, che ci obbliga a volerne sempre di più, annullando il nostro reale desiderio di nutrimento.

Occorre osservare che i tre ingredienti, presi singolarmente, non scatenano l’effetto psicotropo, che è invece causato da altre variabili, debitamente studiate dalle industrie alimentari. Queste, infatti, spendono miliardi per poter creare il “prodotto perfetto”, che abbia un gusto e un aspetto  “familiare” per il consumatore, tali da indurlo all’acquisto e  successivamente “fidelizzarlo” .
Esistono alcuni esempi eclatanti di queste strategie, come quello relativo al “livello di croccantezza” preferito dai consumatori di patatine in busta. Ma pensiamo anche al cioccolato o all’amatissima crema spalmabile alla nocciola, che è un perfetto mix di grasso e zucchero dall’aspetto invitante e dalla consistenza vellutata, alla quale è davvero difficile resistere.

Cosa possiamo fare, dunque, per tutelarci? Basta seguire poche ma indispensabili regole.
La prima è quella di informarsi il più possibile attraverso canali di informazione affidabili e accreditati, o tramite associazioni che si occupino di diritti alimentari, come la stessa Europa dei Diritti o altre associazioni a tutela dei consumatori. Occorre infatti una vera e propria “educazione alimentare”, soprattutto per i bambini, sui quali ricadono gli effetti delle scelte dei genitori.
La seconda regola consiste nel fare attenzione a ciò che mettiamo nel carrello della spesa: evitiamo in particolare gli acquisti di certi prodotti solo perché “costano meno” o “hanno una confezione allettante”. E’ infatti meglio perdere un po’ di tempo tra i vari scaffali del supermercato, scegliendo però in modo ponderato: ci si guadagnerà sicuramente in salute.
L’ultima regola, che è la più importante, consiste semplicemente nell’essere consapevoli. Dobbiamo quindi ascoltare le nostre reali necessità in fatto di cibo, che riguardano il nutrimento e l’energia, e non la sensazione di un piacere diffuso e ingannevole che pervade mente e corpo.
Teniamo quindi gli occhi aperti, senza farci prendere all’amo dalle aziende produttrici, che ci rendono dipendenti dai loro prodotti, drogando il nostro cervello e facendoci assumere sostanze nocive per la salute.