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Blog di Tiziano Motti: Una Vita più Sana


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Nelle Acque Italiane 166 Pesticidi

fiume-italia

Articolo tratto da:

http://www.aamterranuova.it/Ambiente-e-decrescita-felice/Nelle-acque-italiane-166-pesticidi

vedi anche:

http://www.noicittadini.eu/showPage.php?template=news&id=413&masterPage=articolo.htm

Nelle Acque Italiane 166 Pesticidi !

Sono 166 i tipi di pesticidi che contaminano più della metà di fiumi e laghi in Italia, rendendo oltre un terzo dell’acqua di superficie non potabile. Lo dice un rapporto nazionale diffuso dall’Ispra, l’Istituto per la protezione e la ricerca sull’ambiente.

Sono 166 i tipi di pesticidi che contaminano più della metà di fiumi e laghi in Italia, rendendo oltre un terzo dell’acqua di superficie non potabile. Lo dice un rapporto nazionale diffuso dall’Ispra, l’Istituto per la protezione dell’ambiente.
“Nel 2010 sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi – a fronte dei 118 del biennio 2007-2008 – individuati nella rete di controllo ambientale delle acque italiane”, dice una nota dell’Ispra.
In alcuni casi, i ricercatori hanno registrato fino a 23 diversi pesticidi nello stesso campione d’acqua.
La contaminazione è più diffusa nella pianura Padana, sia per l’utilizzo agricolo intensivo che per le conformazioni idrologiche dell’area, ma anche perché nel nord Italia si registra il maggior numero di prelievi, spiega l’Istituto.
“Inoltre, nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati risultano superiori ai limiti delle acque potabili”.
Nel 13,2% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 7,9% delle acque sotterranee si superano anche i limiti di concentrazione della tossicità per organismi acquatici, dice l’Ispra.


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Carne di cavallo nel 5% della carne etichettata come bovina in Europa

Articolo tratto da:

http://www.ecoblog.it/post/63395/carne-di-cavallo-nel-5-della-carne-etichettata-come-bovina-in-europa

Carne di cavallo nel 5% della carne etichettata come bovina in Europa

La Commissione Europea pubblica dati che confermano come la frode alimentare non sia episodica ma sistematica.

La Commissione europea ha reso noti ieri i dati dei test condotti sulla carne in vendita nei mercati comunitari. Il risultato dei test è a dir poco scioccante, la notizia, probabilmente, è la più grave da quando, a gennaio, è esploso lo scandalo della carne equina: nel 5% della carne etichetta come bovina sono state trovate piccole percentuali di carne di cavallo. I test del DNA sono stati effettuati su oltre 4.000 prodotti bovini: 193 di questi sono risultati positivi.

La Commissione ha  anche preso in esame 3.000 carcasse di cavalli e nello 0,5% dei casi ha riscontrato tracce di fenilbutazone, farmaco potenzialmente dannoso e assolutamente proibito nella catena alimentare umana. Sia il commissario per la salute e per i consumatori Tonio Borg che la European Food Safety Authority (EFSA) hanno dichiarato che si tratta di frode alimentare e non di un problema di sicurezza alimentare. L’ESFA ha dichiarato che i quantitativi di fenilbutazone non sono tali da rappresentare un rischio per la salute.

Lo scandalo della carne equina è diventato una priorità sul mercato continentale visto che è andato a minare la fiducia dei consumatori, facendo crollare le vendite del settore alimentare.  La Francia è il Paese nel quale è stata riscontrata la maggiore percentuale di frodi alimentari con ben 47 test positivi su 353 effettuati, vale a dire il 13% dei casi. Al Regno Unito, invece, il biasimevole primato dei 14 test positivi al fenilbutazone nella carne equina destinata al consumo umano. Anche se va detto che nel Regno Unito sono stati effettuati circa 800 controlli, oltre un quarto di tutti quelli eseguiti nell’Unione Europea.

Intanto ecco l’elenco dei 25 prodotti italiani (di sedici marchi differenti) risultati positivi alla carne equina, comunicati dal Ministero della Salute alla Commissione Europea due giorni fa.


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Conoscere le etichette alimentari per un’alimentazione consapevole.

Le etichette della maggior parte dei prodotti ortofrutticoli e ittici dei mercati rionali non sono in regola. È quanto emerge da una ricerca effettuata dal Movimento difesa del cittadino, su un campione di banchi alimentari dei mercati italiani.
Il dato più allarmante è quello secondo il quale l’80% dei banchi ortofrutta e circa il 55% di quelli che vendono prodotti ittici, sono sprovvisti di un’etichetta conforme alla normativa.
Mancano infatti alcune informazioni fondamentali per effettuare un acquisto sicuro, prima fra tutte la provenienza dell’alimento, che, secondo la stessa ricerca, è assente in circa la metà di essi.
I produttori si concentrano invece su altri dettagli  più “commerciali”, che generalmente attirano l’occhio del compratore: il prezzo, e la varietà o specie del prodotto venduto.
Numerose etichette di alimenti appartenenti al campione esaminato, infatti, riportano solamente queste due caratteristiche.

La ricerca del Mdc impone una riflessione sulle abitudini commerciali e alimentari dei cittadini.
Il consumatore medio é davvero interessato solo al prezzo e alla varietà di ciò che mangia, o, se fosse adeguatamente informato sull’argomento etichette alimentari, pretenderebbe di conoscere maggiori dettagli dei prodotti acquistati?
Basta osservare l’attuale comportamento dei cittadini, per scoprire che la risposta corretta è la seconda.  Soprattutto in questi anni di crisi economica, infatti, la maggior parte delle persone pone molta più attenzione agli acquisti che fa, in primis alla spesa.
Scegliere in modo intelligente ciò che si compra e si mangia, infatti, oltre a rendere più consapevoli del proprio nutrimento, è un ottimo modo per evitare lo spreco di cibo.

L’eurodeputato Tiziano Motti definisce gli sprechi “un problema enorme per l’Europa”, che andrebbe arginato con un’adeguata normativa europea alimentare.
Durante i suoi interventi in televisione, il presidente di Europa dei diritti si è spesso soffermato sull’importanza di un’alimentazione corretta e consapevole, approfondendo la tematica delle etichette alimentari.
Una questione da lui ampiamente dibattuta è stata in particolare quella della loro visibilità.
Le informazioni sugli alimenti, per legge, devono essere scritte con un carattere di almeno 1,2 millimetri, tale da poter garantire a tutti, anziani compresi, un’agevole lettura delle stesse.
In caso contrario, dice Motti, “è inutile fare tante regole, se non si leggono”.

L’europarlamentare ha analizzato anche il tema dei contenuti delle etichette, illustrando le normative UE a riguardo. La legge europea di riferimento è stata approvata nel novembre 2011, ma i tempi di messa in atto sono molto dilatati. Per dare la possibilità alle aziende produttrici di adeguare i loro stabilimenti, infatti, in alcuni casi le nuove norme entreranno in vigore nel 2014-2016.
Ad ogni modo, entro questo periodo di tempo, i produttori saranno finalmente obbligati a rendere nota e visibile al consumatore la “tabella energetica”, riportando le calorie e i nutrienti di ogni cibo.
Essi dovranno inoltre sostituire la generica dicitura “grassi vegetali”, specificando quali tipi di oli siano effettivamente contenuti nel prodotto.

Nell’attesa della concretizzazione di questi obblighi legislativi, oltreché morali, ci si auspica che l’Unione Europea possa rapidamente prendere le decisioni giuste per garantire i diritti alimentari dei cittadini. La loro tutela è infatti essenziale per la salute e la vita dell’essere umano.
A tal proposito, non bisogna mai dimenticare la famosa massima “Noi siamo quello che mangiamo”, che racchiude tutta l’importanza delle nostre scelte alimentari.


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Alimentazione “green”: quanto di davvero bio sulle nostre tavole?

Sono state recentemente sequestrate più di 1500 tonnellate di falso bio.
L’operazione Green War, messa a punto dal Comando Provinciale di Finanza di Pesaro, in collaborazione con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi prodotti agroalimentari, ha scoperto un traffico illegale di granaglie destinate agli animali, e soprattutto agli esseri umani.
Sembra che le ingenti quantità di soia, mais, lino e grano tenero intercettate, di biologico non abbiano proprio nulla. Si tratta infatti di OGM, e di varietà contaminate da pesticidi.

Ci si chiede come sia possibile che prodotti simili possano circolare liberamente nei territori dell’Unione Europea, e giungere fin quasi alle nostre tavole.
La risposta è presto detta. Per aggirare i controlli, le società nazionali che gestivano finanziariamente le aziende coinvolte, operanti in Moldavia, Ucraina e India, si servivano di una società italiana che sdoganava le derrate alimentari a Malta. Con questo espediente, i falsi bio arrivavano in Emilia Romagna, Sardegna, Molise, Marche e Abruzzo, senza incontrare alcun ostacolo. Per la truffa sono indagate 23 persone e circa 10 aziende, ma questo è solo l’inizio.

Proprio in questi giorni, Parlamento Europeo, Consiglio dell’UE e  Commissione Europea si riuniscono per approvare la Riforma della Politica Agricola Comune “verso il 2020”.
Le associazioni di settore, come la Cia e la Confagricoltura, stanno inviando in tal senso alcune proposte all’UE. Le proposte riguardano temi “caldi” del programma “2020”, come l’innovazione e lo sviluppo sostenibile, ma anche il rafforzamento del mercato agricolo italiano, che comprende sia piccoli coltivatori che grandi aziende.
Immancabili pure i riferimenti al biologico, per il quale si chiede una regolamentazione che possa tutelare i consumatori ma soprattutto i produttori, rendendo il bio italiano competitivo, affinché possano diminuire drasticamente le importazioni.

Alla riunione UE sulla PAC 2020, parteciperà anche l’europarlamentare Tiziano Motti, impegnato da tempo in una battaglia per i diritti alimentari dei cittadini. Tramite l’associazione Europa dei diritti, l’eurodeputato dell’UDC svolge una continua attività di informazione sul cibo e sull’importanza di sapere cosa si mangia. A tal proposito, ha spesso risposto di persona, durante alcuni programmi televisivi, alle domande fatte da cittadini  “curiosi e attenti” sull’argomento. E sono tanti.

La regolamentazione del biologico è più che mai necessaria, soprattutto nel nostro paese.
In Italia, nel 2012 si è registrato un aumento dei consumi bio pari al 7,3 % , per non parlare dell’enorme numero di mense scolastiche che attualmente forniscono pasti di questo tipo.
L’ottemperazione della legge inerente, però, non è cresciuta di pari passo con tale incremento dell’importazione “verde”. Sono infatti ancora pochi i produttori che rendono nota la provenienza dei cibi riportandola sull’etichetta.
Nel frattempo, le nostre tavole si riempiono sempre più di cereali, biscotti, legumi, snack “bio”, ma nessuno può davvero garantirci che lo siano.